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DISTURBI SOMATOFORMI

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DISTURBI SOMATOFORMI
Nel capitolo dei disturbi somatoformi vengono raccolte forme cliniche nelle quali il disordine mentale viene espresso in modo esclusivo e/o prevalente attraverso sintomi fisici. Prima di poter includere il paziente in uno degli specifici disturbi raccolti in questo gruppo, è necessario che:
1. Sia esclusa la presenza di una patologia medica sottostante
2. Anche se esiste una condizione medica correlabile, l'intensità dei sintomi non risulti a essa sproporzionata
3. Non esistono meccanismi fisiopatologici capaci di spiegare la sintomatologia stessa.
Soddisfatte queste 3 condizioni, deve esistere la possibilità di interpretare la sintomatologia attraverso modelli patogenetici di ordine psicosociale e psicodinamico. Questi soggetti comunicano l'esistenza di un disagio psicologico (per esempio problemi con la paura della scuola) trasformando in un sintomo fisico (per esempio il bambino che vomita tutte le volte che deve andare a scuola). I pazienti con disturbi somatoformi vengono in prima istanza osservati nell'ambito della medicina generale e in genere dai vari specialisti.
L'iter clinico esclude la causa organica, dopo numerose visite specialistiche ove viene offerta un'ipotesi psicologica dei disturbi, connotata troppo spesso dalla frase: “ lei non ha niente “.
A questo punto il paziente tende a rifiutare questa possibilità e tende a cambiare specialisti, a ripetere esami con il rischio di sottoporsi a interminabili terapie e a indagini diagnostiche anche invasive che espongono tali soggetti a reali e concreti rischi iatrogeni. Non ultimo anche quello di affrontare interventi chirurgici di dubbia efficacia. Pertanto una caratteristica di tutti questi pazienti è di essere grandi utilizzatori di servizi sanitari e forti consumatori di farmaci. Dal DSM-IV vengono inclusi nel gruppo dei disturbi somatoformi:
1. Disturbo di somatizzazione (lamentele somatiche multiple e ricorrenti della durata di anni per le quali viene richiesto continuamente l'aiuto del medico; presenta andamento cronico, abuso di farmaci, disabilità e malattie iatrogene)
2. Disturbo di conversione (persone teatrali che devono attirare su di sè le attenzioni degli altri)
3. Disturbo algico (dolore grave e cronico che limita notevolmente la vita del paziente. Nessuna patologia organica, pur presente, può giustificare la sintomatologia
4. Ipocondria (pervasiva convinzione di avere una grave malattia di cui non viene scoperta l'origine e/o l'eccessiva paura e preoccupazione riguardo allo stato della propria salute)
5. Disturbo da desmorfismo corporeo (preoccupazione per qualche difetto immaginario del proprio aspetto fisico in una persona di aspetto normale)
6. Disturbo somatoforme indifferenziato (forme cliniche caratterizzate da sintomi fisici non spiegabili, per esempio difficoltà alla deglutizione, affaticamento, turbe gastrointestinali)
7. Disturbo somatoforme non altrimenti specificato I pazienti somatoformi sono più frequenti nell'ambito della medicina generale rispetto quello specialistico psichiatrico.

La psichiatria esercitata nella medicina generale può avere lo stesso carattere di scientificità, cioè stesse caratteristiche di efficacia ed efficienza del campo specialistico utilizzando strumenti resi disponibili per la medicina generale.

Trattamento dei disturbi somatoformi:
1. E' molto importante instaurare una relazione sincera di cura e comprensione attraverso una precisa e mirata esecuzione delle indagini cliniche (anche se esiste il dubbio che somatizzi, è importante che il paziente si senta considerato come un vero malato organico) sia attraverso un atteggiamento di comprensione e di non squalificazione dei disagi esistenziali determinati dai sintomi.
2. Raccogliere l'anamnesi esistenziale con l'obiettivo di collocare la comparsa dei sintomi fisici in relazione a eventi esistenziali e stressanti importanti (lutti, delusioni sentimentali, ecc)
3. Evidenziare sintomi e disagi psicologici presenti prima o in concomitanza con la comparsa dei disturbi fisici
4. Restituzione della diagnosi medica con ipotesi di connessioni oggettive. Questa è la fase più delicata. Non deve essere comunicato: "lei non ha niente di organico", ma per es.: "…va tutto abbastanza bene ed è difficile spiegarci tutti i suoi disturbi con il risultato di questi esami …". Il paziente a questo punto chiederà cosa vuol dire. Il medico spiegherà per es. che la paura fa battere il cuore e sudare, l'ansia o la preoccupazione chiudono lo stomaco o aumentano il bisogno di minzione, quando si è giù di umore ci si sente stanchi, ecc., usare cioè parole semplici, un linguaggio popolare, avvicinandoci il più possibile al linguaggio del paziente. Questi esempi sono utili alla costituzione di connessioni oggettive tra lo stato degli affetti e i fenomeni fisici.
La risposta che spesso viene data: "Dottore io non sono ansioso o depresso".
5. Restituzione di ipotesi di connessione soggettive. Lei ha ragione, non mi sembra in questo momento ansioso o depresso, tuttavia è curioso il fatto che i disturbi siamo iniziati poco dopo che è morta sua madre. Io credo che ciò sia importante. Qui è importante non forzare le difese del paziente.
6. A questo punto il medico è riuscito a conquistare la fiducia del paziente, se quest'ultimo si è sentito trattato come un vero malato, è possibile tentare la strada psicologica.
7. La farmacoterapia è necessaria in presenza di co-morbilità con altre patologie psichiatriche come ansia e disturbi dell'umore. Può essere utile il placebo.
Tuttavia è la
psicoterapia che presenta carattere d'elezione con l'obiettivo di chiarire le dinamiche e i fatti psichici che hanno determinato il processo di somatizzazione e costruire con il paziente attrezzature mentali con le quali possa affrontare i conflitti e gli eventi della vita con modalità più mature.


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