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I SINTOMI PIU' FREQUENTI > I SINTOMI ORTOPEDICI > ARTROSI

Gonartrosi e coxartrosi: alta mortalità da comorbilità
La gestione dei pazienti con artrosi a carico del ginocchio e dell'anca e con disabilità deambulatorie dovrebbe focalizzarsi sul trattamento efficace dei fattori di rischio cardiovascolare e sulle comorbilità, così come su un'accresciuta attività fisica. Questo perché i pazienti artrosici hanno un rischio di morte maggiore rispetto alla popolazione generale, specie se sono presenti diabete, cancro, malattia cardiovascolare e disabilità motoria. Lo ha dimostrato il team di Eveline Nüesch, dell'istituto di Medicina sociale e preventiva dell'università di Berna, in uno studio di coorte basato sulla popolazione che ha coinvolto 1.163 assistiti (età media: =/>35 anni) di ambulatori di medicina generale del Sud-Est dell'Inghilterra, con sintomi e conferme radiologiche di gonartrosi e coxartrosi. Dopo un follow-up mediano di 14 anni, i pazienti artrosici hanno evidenziato un eccesso di mortalità per tutte le cause rispetto alla popolazione generale (rapporto standardizzato per età e sesso di mortalità: 1,55). Tale eccesso si è osservato per tutte le specifiche cause di malattia, ma è apparso particolarmente pronunciato per la mortalità associata a eventi cardiovascolari e a demenza (rapporto standardizzato di mortalità: 1,71 e 1,99, rispettivamente). Inoltre, la mortalità è risultata aumentare con il crescere dell'età e in caso di sesso maschile (rapporto di rischio, Hr, aggiustato: 1,59), storia autoriferita di diabete (Hr: 1,95), cancro (Hr: 2,28), malattia cardiovascolare (Hr: 1,38) e disabilità deambulatoria (Hr: 1,48). In ogni caso, esistono poche evidenze di una maggiore mortalità legata a pregressa sostituzione articolare, obesità, depressione, malattia infiammatoria cronica, patologia oculare o presenza di dolore al basale. Quanto più grave è la disabilità motoria, tanto superiore è il rischio di exitus.
BMJ, 2011; 342:d1165


Osteoartrosi, conferme sul sodio ialuronato intrarticolare

L'efficacia e la sicurezza dell'iniezione intrarticolare di ialuronato di sodio per il trattamento dell'osteoartrosi, già evidenziato in diversi trial clinici, si conferma in uno studio osservazionale italiano, condotto nell'ambito della normale pratica medica. La ricerca, coordinata da Calogero Fotidell'università Tor Vergata di Roma, ha coinvolto 47 centri specialistici di fisiatria, ortopedia e reumatologia, nei quali è stata studiata una popolazione di 1.266 pazienti ambulatoriali, caratterizzata da una certa predominanza femminile (66%). L'articolazione più comunemente interessata era quella del ginocchio, mentre la durata mediana maggiore della malattia riguardava l'articolazione del carpo (40-60 mesi). In tutti i casi sono stati somministrati per via intrarticolare 2mL di ialuronato di sodio, una volta alla settimana per 3 settimane. Il tasso di eventi avversi è risultato dello 0,8%; in particolare ne sono stati segnalati 13, dei quali 12 di gravità lieve o moderata; solo 1 paziente ha dovuto abbandonare lo studio, ma non si sono avuti eventi avversi gravi. Una cosomministrazione di anestetico locale è stata richiesta dai pazienti in una quota variabile, fino al 10% dei casi. Si sono registrati significativi miglioramenti ai punteggi della scala Vas (Visual analogue scale), dell'Haq (Health assessment questionnaire) e dell'EuroQoL (Euro-quality of life) questionnaire, indicativi, rispettivamente, di una riduzione del dolore, di una migliorata mobilità articolare e di un'accresciuta qualità di vita.

Eur J Phys Rehabil Med, 2011; 47(3):407-15



Gonartrosi, la curva antidolorifica dell'acido ialuronico
Una nuova metanalisi si è focalizzata sulla traiettoria terapeutica della somministrazione intraarticolare di acido ialuronico (Iaha) per il trattamento del dolore da osteoartrosi del ginocchio 6 mesi dopo l'intervento. La nuova prospettiva, aperta dal gruppo di Raveendhara R. Bannuru del Tufts medical center di Boston, permette – a detta degli autori – di dedurre che l'efficacia di Iaha si manifesta dopo 4 settimane, raggiunge il picco all'ottava settimana ed esercita un effetto ancora rilevabile alla 24esima settimana. D'altra parte, l'entità dell'effetto al picco (Es: 0,46) appare maggiore rispetto a quanto ottenuto con altri analgesici come paracetamolo (0,13), Fans (0,29) o inibitori della Cox-2 (0,44). Si ricorda al proposito che un effetto di dimensioni superiori a 0,20 è da considerare clinicamente rilevante nel singolo individuo con dolore cronico come quello da gonartrosi. La metanalisi è stata effettuata su 54 studi randomizzati che hanno riportato gli effetti di Iaha versus placebo per un totale di 7.545 partecipanti con artrosi del ginocchio. Le variazioni dell'entità dell'effetto rispetto al basale sono state acquisite alle settimane 4, 8, 12, 16, 20 e 24. Si segnala inoltre che i trial presi in esame differivano per alcuni aspetti relativi alla conduzione e alla qualità. L'entità dell'effetto è risultato favorevole a Iaha dalla quarta settimana (0,31), raggiungendo il picco di 0,46 all'ottava settimana e ha in seguito mostrato un trend in discesa con un effetto residuo ancora apprezzabile dopo 24 settimane (0,21). Tale traiettoria terapeutica era consistente anche nel sottogruppo di studi di alta qualità e all'analisi multivariata aggiustata per la correlazione con i tempi di misurazione dell'entità dell'effetto. In base a questi risultati gli autori concludono che Iaha potrebbe essere utile in certe situazioni cliniche, o in combinazione con altre terapie.

Osteoarthritis Cartilage, 2011 Mar 25. [Epub ahead of print]


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